523 116. I suoi frati e figli insieme alle folle
accorse dai paesi vicini per avere la gioia di partecipare
ai solenni funerali, passarono l'intera notte in cui Francesco
morì, pregando e salmodiando; ed era tale la dolcezza
dei canti e lo splendore delle luci da far pensare ad una
veglia di angeli.
All'indomani all'alba arrivarono i cittadini di Assisi con
tutto il clero e, prelevando il sacro corpo, lo trasportarono
onorevolmente in città tra inni e canti e squilli di
trombe. Celebrando insieme la solennità di quelle esequie,
tutti si erano muniti di rami d'ulivo e di altri alberi e
procedevano cantando a piena voce preghiere e lodi al Signore
nello splendore di innumerevoli ceri. I figli portavano il
loro Padre, il gregge seguiva il suo pastore, che li aveva
preceduti incontro al Pastore universale.
524 Quando giunsero al luogo dove egli aveva fondato
l'Ordine religioso delle sacre vergini e Donne Povere, deposero
il sacro corpo nella chiesa di San Damiano, dove dimoravano
quelle sue figlie dilette ch'egli aveva conquistate al Signore
e fu aperta la piccola grata attraverso la quale le ancelle
di Cristo sogliono ricevere nei tempi stabiliti l'Eucarestia.
Fu aperto anche il feretro, che conteneva quel tesoro di celesti
virtù, portato ora da pochi, lui che era solito portare
molti durante la sua vita . Ed ecco, donna Chiara, che era
veramente chiara per ricchezza di meriti, prima madre di tutte
le altre, perché era stata la prima pianticella di
quella religiosa famiglia, viene con le figlie a vedere il
Padre che più non parla con loro e non ritornerà
più tra loro, perché se ne va altrove.
117. E guardandolo, piangendo e gemendo, con
voce accorata, espressero così il loro cordoglio trepidante
e devoto: «O Padre, che cosa faremo ora noi, misere?
Perché ci abbandoni desolate? A chi ci affidi, così
desolate? Perché non ci hai dato la gioia di precederti
nel Regno dei beati e invece ci lasci qui nel dolore? Come
potremo vivere nel nostro monastero, ora che più non
verrai, come un tempo a visitarci? Con te se ne va per noi,
sepolte al mondo, ogni nostro conforto! Chi ci soccorrerà
in questa povertà di beni spirituali e materiali? O
padre dei poveri, amante della povertà, chi ci aiuterà
nelle tentazioni? Tu lo potevi, perché ne avevi provate
e superate tante! Chi ci sosterrà nel momento delle
tribolazioni, o tu che sei stato il nostro aiuto nelle molte
tribolazioni che già sperimentammo? O amarissimo distacco,
tremenda partenza; o morte inesorabile che uccidi migliaia
di figli e di figlie, privandoli del loro santissimo padre,
mentre ti affretti a strapparci per sempre colui per merito
del quale il nostro buon volere, se pure ne abbiamo, raggiunse
la sua migliore fioritura!».
Ma il verginale pudore poneva un freno al pianto, né
sembrava conveniente piangere a dirotto su colui, il cui transito
aveva richiamato schiere di angeli e allietava tutti gli eletti
del cielo! Così, sospese tra l'afflizione e la gioia
insieme, baciavano quelle splendide mani, ornate dalle stimmate
raggianti come gemme preziose. E dopo che ebbero rimosso il
sacro corpo, fu richiusa quella porta che non s'aprirà
mai più a sì grande ferita. O quanto più
grande il dolore di tutti alla vista dell'accorato e filiale
lamento di quelle vergini! Quanti, soprattutto, i gemiti dei
figli in pianto! Tutti partecipavano al dolore di ognuno di
loro, così che non c'era nessuno che riuscisse a trattenere
le lacrime, al vedere quegli angeli di pace piangere così
desolatamente (cf. Is 33,7).
525 118. Giunti finalmente in città, con gioiosa
esultanza tumularono il venerabile corpo in un luogo già
sacro, ma ora più sacro, perché santificato
dalla presenza delle spoglie di Francesco. Qui egli, a gloria
dell'onnipotente e sommo Iddio, continua a illuminare il mondo
con i miracoli, come prima l'aveva illuminato con la sua santa
predicazione. Siano rese grazie a Dio. Amen.
526 Ecco, o padre santissimo e benedetto: ho cercato
di accompagnarti, come era doveroso, con lodi che fossero
degne di te, benché in una maniera veramente insufficiente,
ed ho scritto narrando qualcosa della tua vita.
Ricordati, o pietoso, dei tuoi poveri figli, ai quali non
resta quasi più alcun conforto ora che sei scomparso
tu, che eri l'unico loro sostegno. Poiché sebbene tu,
che di loro sei la parte più nobile e principale, sei
ammesso tra i cori angelici e collocato sul trono glorioso
degli apostoli, essi invece giacciono ancora nel fango, come
chiusi in un carcere oscuro; essi ti supplicano gementi: «Mostra,
o padre, al divin Figlio del sommo Padre le venerande stimmate
di lui che tu hai sul costato; mostra i segni della croce
nelle tue mani e nei tuoi piedi, perché egli stesso,
a sua volta, si degni misericordiosamente di mostrare le sue
ferite al Padre, il quale certamente a quella vista sarà
sempre benigno con noi miseri! Amen. Fiat! Fiat!».
Qui finisce
la parte seconda